Le folle non hanno mai provato il desiderio della verità.
Chiedono solo illusioni, delle quali non possono fare a meno.

Freud

martedì 14 luglio 2009

Sciopero!


Aderisco allo sciopero dei blogger contro il DDL Alfano

giovedì 25 giugno 2009

Recensione

Il rumore del male
AbbiAbbè, 1 giugno 2009

Un'accurata ricostruzione delle radici della camorra dall'ottocento ai giorni nostri; un raccoglitore di biografie dei capi storici: Raffaele Cutolo, Carmine Alfieri, Francesco Schiavone, Paolo Di Lauro. Fino a giungere nelle maglie intricate dei loschi affari, attraverso il recente scandalo rifiuti. Un saggio che funge da vademecum per risalire alle fondamenta di un male che ancora oggi sembra incurabile. È forse questa la bellezza intrinseca di quest'opera: come uno scienziato mappa il genoma di un organismo per comprenderne punti forti e punti deboli, così “Il rumore del male” scandaglia i fondali bui della malavita offrendo al lettore una chiave di lettura oggettiva oltre che soggettiva. L'accuratezza dei temi trattati e la chiarezza del linguaggio proiettano l'attenzione e la concentrazione di chi legge dritto al punto cardine del testo, evitando futili “romanzameneti”.
Come a voler precisare che il tema trattato non tollera distrazioni, e la comprensione delle parole e degli schemi genealogici e strutturali del crimine camorristico, possa dimostrarsi tanto utile quanto indispensabile.
L'opera è un archivio dettagliato che pone dinnanzi al lettore due scelte: comprendere per mero accrescimento culturale o comprendere per lottare e difendersi!

Attenzione, quindi,
nessuno può sentirsi escluso


Basta chiudere gli occhi, e scrutare le immagini ripescando nella nostra memoria: quanto sangue siete in grado di ricordare? Quanti volti innocenti vedete cadere? Quante bocche esplose per aver detto troppo? Quanti occhi cavati per aver visto? Quante dita aggrappate alle vostre vesti in cerca d'aiuto, mentre cercate di scrollarvele di dosso? Quanto mi piacerebbe ricevere almeno una risposta per una di queste domande...
Gli autori di questo brillante saggio, hanno scelto il perno fondamentale della concretezza anziché diluire la sostanza dei fatti con suggestive descrizioni delle proprie interne sensazioni. Hanno lasciato al lettore l'onore e l'onere di sentire e percepire. Hanno creato una bolla di conoscenza, che come una bolla d'aria in un mare di fango tenta di dare ossigeno a chi sente il bisogno di respirare.
L'unico approdo negato a chi legge è l'alibi dell'ignoranza, la scappatoia del non sapere.
Un affascinante viaggio che parte da molteplici rotte, diretto ad una sola meta: fornire a chi vuol combattere le più pericolose armi che si possano dare, il potere della conoscenza e l'instancabile dedizione.

Non v'è prigione peggiore d'una
società libera di educare schiavi.

giovedì 16 aprile 2009

Abruzzo

Le case sono crollate...
Chi l'avrebbe mai detto?

"Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…" (Tratto da Gomorra di Roberto Saviano)

Un piano di primo soccorso non è mai esistito, le previsioni accettabili scentificamente o meno, sono state ignorate ed attaccate a colpi di denuncie, la Prefettura è stata evacuata alle 00:00 mentre i cittadini si avviavano al riposo (per molti eterno), il nome IMPREGILO, la ditta costruttrice dell'ospedale, non è ancora stato nominato dai media "convenzionali", Santoro è un mostro e Vauro il vignettista è irrispettoso del dolore e dei morti... bhe... chissà se mai parleranno di questo brano del libro di Roberto Saviano, il famoso criminale, quello scortato per aver diffamato dei poveri Casalesi innocenti... 

Cos'altro aggiungere, lascio a voi le conclusioni e lo sdegno.

venerdì 6 marzo 2009

Filippo Di Nardo

Il Pilota
(Ballata Per Sergio Brighenti*)


Era un giovedì assai nero,
quanta nebbia a San Siro.
Gli occhi di tutti erano lucidi,
ai più forti scendeva una lacrima
e più di un nitrito mi parve sentire.

Mai più sentirò quell'urlo
che accompagnava la vittoria,
saliva dalla tribuna
e non finiva al palo;
non era solo la tua
era anche la mia.

Ne hai vinte più di cinquemila,
la frusta in tutta Europa alzavi
e tanti s'inchinavano quando passavi;
agli americani un sonoro schiaffo
ma non era come gli altri, era Delfo.

Le redini erano le tue mani,
ma il cavallo tante volte primo ti fu tolto;
dopo un anno, all'improvviso:
“Fa che gli ritorni il sorriso”.
Il sauro ormai in declino,
il francese fiero come reuccio.

Venne il giorno
ma non fu un cruccio
in quella pista buia,
a chiazze d'acqua
avvenne l'incredibile:

“Vai”, si udì nell'aria.
E questa non una storia;
eri Sergio per tutto il Paese
il quattro zampe era Tornese,
e chi se ne fotte del francese.

Mai più sentirò quell'urlo
che scaldava la vittoria,
partiva dalla tribuna
e non finiva al palo,
non era solo la tua
era anche la mia.

E venne il tempo dell'oblio,
ma sempre pronto a sfidare tutti:
“Datemi un leone, per me è un puledro!”
e con la mente fotografavi il passato,
quando gli indomabili solo a te ubbidivano.

Quanta nebbia c'è a San Siro!
Triste e muta va la giornata.
Un ultimo grido: “Vai Pilota”.
È già da molto che sei andato
ma non mi sono ancora abituato:
“Datemi Sergio, vincente e piazzato”.
Lassù subito hai trovato le scuderie,
le piste ed i cavalli son celesti:
“Di una corsa, che ne diresti?”.
Li hai staccati tutti quanti!
Accidenti, non ti accorgi che son santi?

Sento stasera l'urlo
che saluta la tua vittoria,
parte dalla tribuna
e non finisce al palo;
quell'ultima corsa
non era solo la tua,
ma è stata anche la mia.

*Sergio Brighenti è stato, e resta, uno dei più grandi Driver del mondo.
I Driver sono i cosiddetti guidatori dalle redini lunghe; quelli, cioè, che guidano i cavalli da Trotto e che dietro hanno il Sulky; a differenza dei Fantini, che montano in sella, per i cavalli di Galoppo. Sono anni e con ogni mezzo che cerco di far pervenire questa Ballata al Cantautore Prof Roberto Vecchioni, per far ricordare con una sua lirica un campione indimenticabile di questo sport (come è stato fatto per altri) che tutti gli appassionati, con qualche anno sul groppone, sicuramente hanno conosciuto ed apprezzato; bene, non ci sono mai riuscito. Magari la butta nel cesso e poi tira la catena, ma perlomeno vorrei che la leggesse. Chissà.

venerdì 20 febbraio 2009

Herman Hesse

Sull'Amore


Si chiama amore ogni superiorità,
ogni capacità di comprensione,

ogni capacità di sorridere nel dolore.
Amore per noi stessi e per il nostro destino,

affettuosa adesione a ciò che l'Imperscrutabile
vuole fare di noi anche quando non

siamo ancora in grado di vederlo e di
comprenderlo - questo è ciò a cui tendiamo.